Green e Slow,
il lento suono dei silenzi della natura
Tra i verdi di Alghero insolite guide ci accompagnano lungo i sentieri della Foresta incantata del Parco di Porto Conte.
Lasciata Alghero percorriamo la SS 127 e la provinciale 55 in direzione Capo Caccia. Poco prima di raggiungere la località Tramaglio si apre uno degli degli ingressi alle meraviglie naturali tra mare e terra del Parco. Siamo nella Foresta demaniale "Le Prigionette", conosciuta anche come Arca di Noè e dichiarata Oasi permanente di protezione faunistica.
Lasciata la macchina nel parcheggio proseguiamo a piedi lungo il sentiero che ci porta negli incantevoli scenari di Cala della Barca. Essenze di lecci, lentischi, elicriso, erica, corbezzoli e ginestre accompagnano la nostra passeggiata e mentre ci si avvicina sempre più al mare la macchia mediterranea si abbassa fino a sfumare, in prossimità delle falesie, in formazioni cespugliose basse e sempre verdi (dette gariga) intervallate da bianche rocce calcaree. Qui abitano rari endemismi, cresciuti su queste terre fin da epoche remote, come il fiordaliso spinoso (Centaurea horrida) presente solo in Sardegna.
La gariga ci accompagna fin su le fortezze di roccia dove sono scolpiti i segni del tempo di questa antica terra e qui, come un frammento di questa lontana storia, una piccola isola, staccatasi in tempi remotissimi dalla terraferma, si lascia ammirare. È l'Isola Piana, a guardia dell'ingresso di Cala Barca.
È questa una delle zone, compresa tra il Promontorio di Capocaccia e Punta Cristallo, più maestose del Parco; è la zona delle alte e imponenti falesie strapiombanti sul mare.
Al nostro rientro, lungo il sentiero, una piccola pernice sarda ci sussurra, da dietro le foglie della sua Palma Nana, la storia di una pianta che da sempre ha abitato il territorio di Alghero.
Ci racconta di quando antichi carri trainati da cavalli partivano da queste zone carichi delle sue foglie per raggiungere gli stabilimenti del crine in città. Qui le donne, las crineras, eseguivano una lunga, paziente e faticosa lavorazione di quelle foglie per la produzione del crine vegetale con il quale si confezionavano materassi, cuscini ma anche pennelli di varie dimensioni utilizzati per le imbiancature delle pareti. Ad Alghero l'ultimo stabilimento del crine chiude agli inizi degli anni'70. Sempre con le foglie della palma nana si confezionavano borse, cesti e, insieme a rami d'olivo e lavanda selvatica, si intrecciavano le decorazioni da benedire nel giorno della Domenica delle Palme.
La palma era apprezzata anche a tavola. Si mangiavano i suoi frutti, chiamati ginjol, ed il suo cuore, il margalló. Oggi è una pianta protetta.
Per conoscere storie, produzioni e attività dell’area Parco, fate visita alla Casa del Parco. Si trova in località Tramariglio, a pochi minuti di distanza dalla Foresta "Le Prigionette".
Dove siamo…
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