Per Parlare con le Fate
Tante in Sardegna le colline, i monti e le piane che ospitano le piccole dimore dove fiaba e realtà si intrecciano per raccontare di un'isola abitata da favolose creature. Ad Alghero due splendidi luoghi ci raccontano di queste storie
«Quando ti vien desio di qualche cosa, manda a domandarla alla colombella delle fate dell’isola di Sardegna, ché tu l’avrai subito».
Disse la piccola colomba a Zezolla.
Zezolla è la Cenerentola italiana raccontata nelle pagine della Gatta Cenerentola scritta nel ‘600 da Giambattista Basile.
Ma cosa c’entrano le fate di Sardegna con Cenerentola?
Nella fiaba si racconta di un principe, padre di Zezolla, che prima del suo viaggio per affari in Sardegna domandò alle sue figlie cosa volessero in regalo dall’Isola. Zezolla gli rispose di andare dalle Fate e chieder loro il dono per lei.
Così il principe «andò alla grotta delle fate, e, raccomandando loro la figlia, le pregò di mandarle qualche dono. Ed ecco uscir fuori dalla grotta una bella giovane …» che consegnò al principe il piccolo tesoro per Zezolla: un dattero, una zappa, un piccolo secchio d’oro ed un fazzoletto di seta.
Ricevuto il suo dono Zezolla piantò il dattero e ogni giorno lo zappettava, lo innaffiava con il secchio d’oro e lo asciugava con il fazzoletto di seta. Dopo pochi giorni venne fuori dalla pianta una fata che domandò alla fanciulla: «che cosa desideri?» «Uscire qualche volta di casa », rispose lei.
La fata allora le disse che ogni volta che avrebbe avuto voglia di uscire ed essere vestita a festa avrebbe dovuto dire queste parole alla pianta:
«Dattero mio dorato, con la zappetta d’oro t’ho zappato; con il secchietto d’oro, innaffiato; con la fascia di seta t’ho asciugato. Spoglia te e vesti me!»
Ed ecco Zezolla, nel giorno della celebre festa, in assetto da regina con tanto di cavallo bianco ed una schiera di eleganti paggi.
Quelle fate sono le Janas, piccole creature leggendarie depositarie di favolosi tesori che abitavano l’Isola dimorando in grotticelle scavate nella roccia. Qui tessevano, sui loro telai d’oro, pregiati tessuti intonando dolci melodie
Poi la fiaba incontra la realtà
Nel ‘900 l’archeologia svela il mistero di quelle 2000 e più - solo quelle censite - piccole grotte che da sempre la tradizione popolare ha voluto dimore delle fate.
Sono monumenti sepolcrali che le genti dell’isola scavarono nella roccia per offrire dimora a chi passava ad altra vita. Come le altre genti mediterranee immaginavano un mondo parallelo nel quale i defunti abitavano in dimore simili a quelle dei vivi e dei vivi continuavano a praticarne riti e abitudini.
Ma ancora oggi si dice che nel silenzio della notte le melodie delle Janas volino tra i boschi più fitti e che, percorrendo i sentieri più nascosti dell’isola, sia possibile ammirare i loro pregiati manufatti messi ad asciugare su grandi rami di secolari alberi.
I DUE COMPLESSI A DOMUS DE JANAS DEL TERRITORIO DI ALGHERO
ll sito di Anghelu Ruju si estende sulla fertile piana solcata dal Rio Filibertu. 38 piccole grotte scavate nell’arenaria calcarea per uno dei maggiori complessi a domus de janas di tutta la Sardegna. Tra le sue stanze segni e simboli evocano la religiosità delle genti mediterranee, del loro culto per la Dea Madre - procreatrice e genitrice cosmica - e per il dio Toro a cui era affidato il compito di proteggere il sonno dei propri cari.
La Necropoli rupestre di Santu Pedru, lungo la strada che collega Alghero e Uri, è costituita da 10 ipogei scavati nel tufo trachitico dell’omonima collina.
I suoi spazi vennero riutilizzati come luogo di culto in età tardo antica (VI-VII sec.), quando la Tomba IV è stata trasformata in Chiesa dedicata ai Santi Pietro e Lucia. Di particolare interesse la Tomba I, detta dei Vasi Tetrapodi. Durante gli scavi dell’area archeologica vennero ritrovati oltre 400 reperti tra cui i VASI TETRAPODI, vasi a quattro piedi, appartenenti alla cultura del Vaso Campaniforme.
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