Nel pozzo di Santa Cristina
Acque sacre e un antico osservatorio astronomico per un itinerario tra le storie dell'antico massiccio di origine vulcanica più ampio della Sardegna, il Montiferru
La sacralità dell’acqua per le genti sarde è testimoniata fin dall’epoca nuragica, quando gli abili costruttori di torri edificavano pozzi, sorgenti e templi per venerare il mondo sotterraneo delle acque.
L’acqua era sacra, terapeutica e curativa.
Lo sapevano bene i romani che nell’Isola hanno edificato splendide architetture termali, come le Terme di Forum Traiani a Fordongianus, quelle di Santa Maria Acquas a Sardara o quelle di Benetutti in prossimità delle sorgenti termali di San Saturnino.
Ma questo nostro itinerario inizia prima, molto prima, dei romani e ci porta tra le terre del Montiferru per trovarci improvvisamente in un mondo fatto da splendide architetture per celebrare l'acqua, la terra ed osservare il cielo.
Siamo nelle terre di Paulilatino dove si sviluppa una delle aree sacre più significative della Sardegna, l'Area Archeologica di Santa Cristina e del suo magico pozzo da dove si dice “si osservi la luna”.
Tra querce e secolari olivi una passeggiata a Santa Cristina è un piccolo viaggio nel tempo tra la storia di un luogo da sempre frequentato dalle genti dell'Isola e da chi l'Isola l'ha attraversata per commerci e affari.
Il Tempio a pozzo, la vicina Capanna delle Riunioni, il nuraghe e le insolite capanne di pietra, attorno ad esso, ci restituiscono importanti frammenti di vita della straordinaria civiltà nuragica e del successivo passaggio su queste terre dei punici prima e dei romani dopo. La piccola Chiesa ci porta improvvisamente avanti nel tempo quando su queste terre giunse l'Ordine dei Camaldolesi che qui edificò il piccolo villaggio cristiano campestre intorno al 1200 d.C.
Al ristoro dei pellegrini, che qui sostavano, sono dedicate le "cumbessias", le piccole abitazioni in pietra basaltica locale, edificate intorno alla chiesa. Ancora oggi sono utilizzate dai fedeli nel mese di maggio, in occasione dei festeggiamenti in onore della Santa e, ad ottobre, per onorare l’Arcangelo Gabriele.
Ma il fascino e, per certi versi, il mistero che avvolge quest'area è legato soprattutto a quel pozzo nato per onorare l’acqua e osservare il cielo.
Un monumento straordinario, «principesco - per l'archeologo Lilliu- (...) così razionale in una parola da non capacitarsi che sia opera vicina all'anno mille a.C.»
Dall'ingresso triangolare una scalinata ci conduce fin giù, nella camera sotterranea, dove filtra l'acqua sorgiva - sacra, curativa, purificatrice -
La luce giù nel pozzo arriva da una piccola fessura di forma circolare aperta nella volta a livello del suolo
E se l'archeologia "ufficiale", quella accademica, lo vuole esclusivamente tempio sacro, sempre più sono le tesi dove l'archeologia incontra l'astronomia e raccontano il pozzo, oltre il suo essere tempio dedicato al culto delle acque, un luogo per studiare gli enigmi del cielo. Uno dei primi osservatori astronomici a carattere lunare, uno strumento attraverso il quale gli uomini dei nuraghi osservavano e registravano i moti della luna per calcolare, con estrema precisione, i cicli lunari al fine di prevedere le eclissi.
Dopo i nuragici altre storie abitarano l'area di Santa Cristina. In età punica il tempio fu consacrato alla divinità agraria di Demetra mentre più tardi in età romana a Cerere.
Seguendo il filo dell’acqua vale una visita il piccolo paese di Santu Lussurgiu, uno dei Borghi Autentici d’Italia. Il suo territorio ospita il bellissimo parco di San Leonardo De Siete Fuentes. Sette fonti da dove sgorga una delle acque più pure e leggere dell’Isola
Dove siamo…
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